Storia,  Turismo

Gabriele D’Annunzio

Gabriele D’Annunzio, nato a Pescara (Abruzzo) il 12 marzo 1863. Scrittore, poeta, giornalista, drammaturgo e soldato italiano durante la prima guerra mondiale.  Soprannominato “il Vate“, cioè “poeta sacro, profeta”, cantore dell’Italia umbertina, o anche “l’Immaginifico”, occupò una posizione preminente nella letteratura italiana dal 1889 al 1910 circa e nella vita politica dal 1914 al 1924.

Durante la prima guerra mondiale, la percezione di D’Annunzio in Italia si trasformò da figura letteraria in un eroe di guerra nazionale, fu associato alle truppe d’assalto d’élite Arditi dell’esercito italiano e prese parte ad azioni come il Volo su Vienna. Come parte di una reazione nazionalista italiana contro la Conferenza di pace di Parigi, istituì la reggenza italiana di breve durata di Carnaro a Fiume con se stesso come Duce.

 
Il Volo sù Vienna

Nell’agosto del 1918, alla guida della 87ª Squadriglia aeroplani “Serenissima”, equipaggiata con i nuovi velivoli SVA 5, realizzò il suo sogno: il Volo su Vienna. Preso posto su uno SVA modificato, pilotato dal capitano Natale Palli, il 9 agosto raggiunse con una formazione di sette aeroplani la capitale asburgica, compiendo un volo di oltre 1000 km, quasi tutti sorvolando il territorio in mano al nemico. L’azione, dal carattere esclusivamente psicologico e propagandistico, fu caratterizzata dal lancio di migliaia di manifestini nei cieli di Vienna, con scritte che inneggiavano alla pace e alla fine delle ostilità. L’eco e la risonanza di tale azione furono enormi e perfino il nemico dovette ammetterne il valore. Fino al termine del conflitto, D’Annunzio si prodigò in innumerevoli voli di bombardamento sui territori occupati dall’esercito austriaco, fino alla battaglia finale, ai primi di novembre 1918.

 

L’impresa di Fiume

Nel settembre 1919 D’Annunzio, insieme con un gruppo paramilitare, guidò una spedizione di “legionari”, partiti da Ronchi di Monfalcone (ribattezzata, nel 1925, Ronchi dei Legionari in ricordo della storica impresa), per l’occupazione della città di Fiume, che le potenze alleate vincitrici non avevano assegnato all’Italia. Con questo gesto D’Annunzio raggiunse l’apice del processo di edificazione del proprio mito personale e politico.

A Fiume, occupata dalle truppe alleate, già nell’ottobre 1918 si era costituito un Consiglio nazionale che propugnava l’annessione all’Italia, di cui fu nominato presidente Antonio Grossich. D’Annunzio con una colonna di volontari (tra i quali vi era anche Silvio Montanarella, marito della figlia Renata) occupò Fiume e vi instaurò il “Comando dell’Esercito italiano in Fiume d’Italia”. Il 5 ottobre 1920 aderì al Fascio di combattimento di Fiume. D’Annunzio, che era anche comandante delle Forze Armate Fiumane, e il suo governo vararono tra l’altro la Carta del Carnaro

 

L’Abruzzo dannunziano

La produzione poetica, novellistica e romanzesca dannunziana è indissolubilmente legata alla natia terra d’Abruzzo. Sin dalla prima opera poetica, pubblica a Lanciano dall’editore Carabba: Primo vere (1879), si intravede il sentimento dannunziano appassionato per la sua regione, vincolato da una buona dose di classicismo e parnassianesimo tipico di Carducci, a cui il poeta si ispirò sino alla fine dell’800 per i suoi componimenti. L’Abruzzo evocato da D’Annunzio sia in questa raccolta, sia nella successiva Canto novo (1881), fa da sfondo naturale indefinito, inquadrato solo nella sua spontaneità, nella sua selvaggia bellezza naturale delle colline, delle montagne, dei fiumi, per la celebrazione degli amori del poeta, come ad esempio quello per Elda Zucconi in Canto novo, quando il poeta ricorda le estati passate a Francavilla al Mare.

L’Abruzzo dannunziano è stato tuttavia inizialmente mal interpretato dalla critica, poiché dal punto di vista patriottico e sentimentale, specialmente durante l’epoca fascista, è stato inquadrato solamente, nella sua molteplicità di popoli, tradizioni, paesaggi, solamente nel cantuccio caro a D’Annunzio, ossia la parte del territorio chietino-pescarese, dato che D’Annunzio stesso nella sua vita non ha mai frequentato, né celebrato altri luoghi come L’Aquila, il territorio vestino, l’area marsicana, o Vasto, ma semplicemente i suoi luoghi prediletti furono la città natale di Pescara, quando si presentava ancora come un piccolo borgo di pescatori, staccata dall’altro municipio di Castellammare Adriatico, la riviera alto borghese col villaggio dei ferrovieri, Francavilla, per la presenza dell’amico pittore Francesco Paolo Michetti che risiedette nel cenacolo del convento di Sant’Antonio (detto Cenacolo Michettiano), Ortona per la presenza del venerando musicista Francesco Paolo Tosti e del pittore Basilio Cascella, Chieti per la presenza di vari intellettuali quali Giuseppe Mezzanotte, Edoardo Scarfoglio, Costantino Barbella, al massimo si spinse a Teramo, come ricorda una citazione affissa sul teatro romano, a Guardiagrele che lo ispirò per il romanzo Il trionfo della morte (1894) e Scanno e i borghi della valle del Sagittario, in un viaggio del 1896, quando Michetti e D’Annunzio incontrarono anche l’archeologo e studioso di tradizioni abruzzesi Antonio De Nino, che fu la sua fonte d’ispirazione per la tragedia La fiaccola sotto il moggio (1905).

OhFrechete - Milano Arrosticin

GRATIS
VISUALIZZA