Storia

Ignazio Silone

Ignazio Silone, pseudonimo e poi, dagli anni sessanta, anche nome legale di Secondo Tranquilli (Pescina, 1º maggio 1900 – Ginevra, 22 agosto 1978), è stato uno scrittore, giornalista, politico, saggista e drammaturgo italiano. Annoverato tra gli intellettuali italiani più conosciuti e letti in Europa e nel mondo, il suo romanzo più celebre, Fontamara, emblematico per la denuncia della condizione di povertà, ingiustizia e oppressione sociale delle classi subalterne, è stato tradotto in innumerevoli lingue; tra il 1946 e il 1963 ha ricevuto ben dieci candidature al Premio Nobel per la letteratura.

 

Fontamara

Dal 1º giugno 1929 nel paese di Fontamara (nella Marsica, vicino ad Avezzano) non arriva più l’elettricità, la cui fornitura è stata interrotta perché gli abitanti del paese non pagavano le bollette. Sperando di rimediare a questa “fatalità”, ogni contadino analfabeta firma una misteriosa “carta bianca”, portata da un graduato della milizia (il cav. Pelino), la quale si scoprirà essere in realtà l’autorizzazione a togliere l’acqua per l’irrigazione per indirizzarla verso i possedimenti dell’Impresario, un imprenditore legato al regime che ha ottenuto la carica di podestà.

Scoperto l’imbroglio, le donne fontamaresi si recano a casa dell’Impresario per tentare di convincerlo a ridar loro l’acqua indispensabile per i loro campi. L’avvocato Don Circostanza si offre come mediatore di un accordo che stabilisce che «tre quarti scorrano nel nuovo letto del fiume, mentre i tre quarti del rimanente nel vecchio, cosicché ognuno abbia tre quarti»; più avanti, di fronte alla pretesa dell’Impresario di aver in usufrutto l’acqua per 50 anni, l’avvocato suggerisce di «ridurre il termine a soli 10 lustri».

Il paese è oggetto di una violenta incursione delle squadracce fasciste, inviate a Fontamara per segnalazione del cavalier Pelino, che violenta le donne e scheda ogni singolo abitante, chiedendogli brutalmente “chi evviva?” (ma nessuno tra i fontamaresi, praticamente all’oscuro dell’avvento del fascismo, “azzecca” la risposta giusta). Berardo Viola, l’uomo più forte e robusto del paese, tenta di trovare maggior fortuna fuori dal paese.

Il lavoro gli viene negato perché, in quanto fontamarese, è considerato un rivoluzionario. Muore intanto Elvira, la sua amata. Di ritorno a Fontamara, alla stazione di Roma, incontra un partigiano (l’Avezzanese), già conosciuto in Abruzzo. I due vengono arrestati per un equivoco e, nel periodo in cui sono costretti alla convivenza in cella, Berardo sviluppa una notevole maturazione politica.

Questo suo nuovo impegno morale lo porta ad autoaccusarsi di essere il “Solito Sconosciuto”, ossia un sostenitore attivo della resistenza. Torturato, Berardo subisce un’atroce morte, che sarà fatta passare per suicidio. I fontamaresi fondano il “Che fare?”, un giornale in cui denunciano i soprusi subiti e l’ingiusta morte del loro compaesano. Il regime però reprime tutto mandando una squadraccia della Milizia a Fontamara, che fa strage di abitanti.

Alcuni fontamaresi si salvano e tra loro i tre narratori della storia.

 

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